Monument Valley: come nacque il mito

Alzi la mano chi non ha mai visto almeno una volta una foto o un video di questo luogo. Molti di voi ci sono anche stati con me. Non c’è niente più di iconico della Monument Valley: nulla rappresenta di più il “vecchio west” di questo luogo ritratto sui fumetti di Tex, in centinaia di pellicole western e in altrettanti film di Hollywood che hanno reso il parco della Navajo Nation uno dei posti più famosi degli Stati Uniti d’Ameria. Ma quanti sanno in che modo nacque il mito e a chi si deve dire grazie di avercelo fatto scoprire? Pochi conoscono la storia di Harry Goulding: nei primi anni 20 del ‘900 questo allevatore e commerciante di pecore arrivò nella Monument Valley da solo con il suo cavallo direttamente dal Colorado in cui viveva. Rimase estasiato da questo luogo e dopo che vi soggiornò per un po’ di tempo con la sua tenda e vide che i rapporti coi nativi americani erano più che buoni decise di tornare sui suoi passi verso casa, convinse sua moglie Leone (detta Mike) e si trasferirono in pianta stabile in quel posto che lo aveva folgorato. Coi risparmi che avevano da parte costruirono un “Trading Post”: uno di quei luoghi in cui di vendeva un po’ di tutto ed in cui la coppia scambiava cibo ed altre cose con tappeti ed artigianato creato dagli indiani. Inizialmente Harry e Mike vissero in una tenda accampati di fronte al trading post ed intanto costruirono il loro piccolo appartamento proprio sopra l’emporio. Le cose all’inizio andarono bene ma dovettero fare i conti con la grande depressione del 1929 e con una carestia che colpì duramente la popolazione locale e di conseguenza tutto il commercio. Nello stesso periodo la produzione di film “western” era iniziata ed Harry era venuto a sapere che ad Hollywood erano sempre in cerca di luoghi in cui girare questi film. Fu così che in maniera visionaria e per disperazione i Goulding’s raccolsero i loro ultimi 60 dollari e viaggiarono verso Hollywood con delle fotografie della valle da mostrare ai produttori delle case cinematografiche. La spedizione in California sembrava non dare i risultati sperati con porte che non si aprivano e registi che non vollero riceverli. Nell’ennesimo tentativo Harry si mise in sala d’aspetto ad attendere un regista nonostante fosse stato avvisato che non ci sarebbe stato nulla da fare. Durante la lunga attesa un assistente uscì dall’ufficio e lo invitò a tornarsene a casa, Harry insistette, ne nacque un piccolo parapiglia nel quale caddero a terra le foto, l’assistente le vide, si bloccò, si piegò per raccoglierle e disse a Harry: “resta qua… arrivo”. L’assistente entrò nell’ufficio del regista a cui disse: “John, credo che dovresti vedere una cosa…”. Fecero entrare il signor Goulding che mostrò le foto della Monument Valley al regista che restò di stucco. “Tra due settimane saresti pronto ad ospitare una troupe cinematrografica”? Harry rispose: “se mi anticipa i soldi sì”. Due settimane dopo Harry Goulding fu pronto con un accampamento per ospitare attori e tecnici del film “Stagecoach” (Ombre Rosse) ed il regista era John Ford che arrivò con John Wayne. Da lì nacque il mito della Monument Valley, dei film western e quel trading post sarebbe diventato il Goulding’s Lodge che ancora oggi funziona, accoglie i turisti e offre albe meravigliose sulla Monument Valley. Il Trading Post c’è ancora ed è diventato un museo che racconta la vita di Harry e Mike, dei navajo e della valle. Quando visito questi luoghi da solo o coi miei gruppetti voglio dormire solo lì: in mezzo al mito.